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La conversione del Sacerdote Giovanni Battista Treccani (Raccontata da lui medesimo)

5 Luglio 2008 di Marco Nappo

Quella che segue è la testimonianza della conversione di Giovanni Battista Treccani a Gesù Cristo, è stata trascritta dal fratello Renato Giliberti e corretta dal punto di vista linguistico da Marco Nappo.

E’ possibile scaricare la registrazione audio effettuata in Svizzera francese il 29 Ottobre 1989.

Scarica la testimonianza audio (formato Mp3 – 76 MB circa) di Giovanni Battista Treccani

Ringrazio il Signore di questa opportunità. Certamente il Signore ha qualche cosa di speciale per ciascuno di noi, ne sono certo. Da questa mattina presto, sentivo la presenza del Signore, e pregavo che potessi giungere qui in tempo. Il treno andava sempre più adagio, però, sono arrivato in tempo, grazie al Signore per questo.

Mi piacerebbe di più predicare in spagnolo, è la mia lingua attuale, però approfitterò dell’occasione di predicare in italiano, benché molti termini non me li ricordo bene. Gloria al Signore.

Sono gli ultimi giorni che mi trovo in Svizzera, già il dieci ritorno alla Patagonia. Quanti sanno dov’è la Patagonia? La Patagonia si trova in uno dei luoghi più estremi della terra, dove finisce il mondo. Quando il Signore mi ha mandato là, la chiesa cattolica mi mandò come missionario per convertire gli Indios al cattolicesimo, un Indios però, ha convertito me alla via del Signore!

Io molte volte chiedo al Signore perché non l’ho conosciuto in Italia, quando studiavo a Roma, perché non l’ho conosciuto nel Vaticano, perché non l’ho conosciuto nel monastero. Il Signore mi portò così lontano, per rompere le catene che legavano la mia vita, per farmi conoscere la verità, e concedermi la pace nel profondo del cuore. Alleluia.

Prima di dare la mia testimonianza vorrei riflettere un poco su Nicodemo, nel capitolo 3 del Vangelo di san Giovanni. Tutti conosciamo chi era Nicodemo e chi è Gesù. Tutti sapete chi è Gesù, no? Chi è Gesù per voi, personalmente! E molti dicono: si, io lo conosco come una persona della storia, molti come un leader religioso, altri per un martire, ma chi è per noi? La risposta la deve dare ognuno di voi, personalmente questa mattina! E’ solamente una persona alla quale ricorriamo quando abbiamo bisogno? o Lui è tutto per noi? Prima dell’aspirina, prima dello psichiatra, prima dei nostri amici, Lui deve essere al primo posto.Quando Lui è al primo posto, allora abbiamo la certezza che quando noi eleviamo la nostra preghiera a Lui, Lui certamente ci ascolta. Per questo molte volte non riceviamo la risposta dal cielo, perché siamo noi che non siamo disponibili. Abbiamo il 99% tutto a nostra disposizione, e al Signore releghiamo solo l’1%. Che il Signore ci aiuti in questo.

Io sono giunto al Signore nelle stesse circostanze di Nicodemo. Mi trovavo nella stessa posizione. Ero un buon religioso, però senza pace nel mio cuore. Avevo bisogno di un incontro con Lui, e certamente l’ho cercato con tutte le mie forze, come Nicodemo Lo cercava con tutte le sue forze. Voleva avere una risposta da Dio, e la risposta da Dio l’abbiamo solamente quando abbiamo una relazione diretta con Lui. E questo è molto importante. Non per quello che ci dicono gli altri, ma per una esperienza personale. Nicodemo voleva questa esperienza, un po’ a comodo suo, però il Signore ha cambiato tutto il panorama dopo. Nicodemo non riusciva a capire che doveva nascere di nuovo. Molti non capiscono questo termine; anche nelle nostre chiese, succede molte volte questo. Siamo buoni religiosi, però non c’è un cambiamento, non c’è la nuova nascita, non c’è una trasformazione. Nicodemo forse voleva seguirlo nello stesso stato religioso, non poteva concepire che doveva nascere di nuovo. Lui prese un argomento umano, e argomenti ce ne sono molti. Se voi parlate coi Testimoni di Geova, hanno molti argomenti. Parlate con i Mormoni, hanno molti argomenti. Tutte le religioni hanno i loro argomenti. Mi trovavo in terra Santa i giorni scorsi, ho avuto modo di parlare sia con gli Ebrei che con i Musulmani, e loro hanno tanti argomenti. Però i loro argomenti finiscono, mentre il Signore va più in là, il cambio, la trasformazione… e Gesù voleva portare Nicodemo più in là. Nicodemo non poteva capirlo, umanamente non lo possiamo capire. Ma quando il potere di Dio interviene nella nostra vita, allora sì, incominciano a cambiare le cose.

Quando Gesù ebbe l’incontro con la Samaritana… la Samaritana aveva una vita disordinata, però pretendeva attraverso la sua religione di adorare Dio alla sua maniera. Però Gesù cambiò le cose, e il Signore vuole cambiare anche la posizione della nostra vita.

Io sono nato nel nord Italia. Non vi dico l’età… (risate generali)… no, cinquantaquattro… ero il più piccolo di sette figli. Gli altri due furono allevati perché erano orfani. Quando sono nato mia mamma era abbastanza anziana già… e i dottori hanno detto che era impossibile che potevo nascere. Però mia mamma era una sincera cattolica… più che cattolica, era cristiana… e disse al Signore questa preghiera: Signore, se questo figlio giunge al mondo, io vorrei che lui ti possa servire… questo non era il pensiero di mio padre, perché nella famiglia c’erano molti religiosi, e perciò mio padre era stanco a vedere tutte quelle sottane che entravano e uscivano dalla casa… (risate). Mai più aspettava un figlio che fosse un sacerdote.

Però, dopo soli sette mesi sono giunto a questo mondo. Ero un bambolino, e avevano paura che morissi il giorno stesso. Allora mi avvolsero in tanti stracci e mi portarono alla chiesa del mio paese. Aveva nevicato abbastanza, e andammo con un carro trainato con un cavallo. Mi misero il nome di Giovanni Battista. Mi portarono a casa, mia zia era una persona molto distratta… mi teneva bene avvolto per il freddo, e pesavo così poco che non si accorgeva se c’era qualche cosa negli stracci… quando noi avemmo il nostro figlio, mi insegnò come prendere il bambino nelle mani. Quando scese dal carro, io sono caduto nella neve… (risate). Mia zia non se n’è accorta, è arrivata a casa, ha messo il tutto sulla tavola, e mia mamma vedeva che non mi muovevo, non piangevo, e sono andati a vedere e non mi trovavano! Dovettero correre subito fuori, e mi trovarono che dormivo placidamente nella neve. Volete sapere una cosa? Il Signore mi stava preparando per portarmi alla Patagonia… la Patagonia è il polo sud! (risate) in alcuni periodi dell’anno ci sono anche 34 gradi sotto zero…

Sono cresciuto in un ambiente sereno, però da piccolo incominciai a ascoltare la voce di Dio che mi chiamava. Desideravo con tutto il mio cuore servirlo. Tutto quello che avevo a mia disposizione era la religione. Però avevo fame delle cose di Dio. Incominciai a crescere in quell’ambiente. All’età di dieci anni, partii dalla casa per rinchiudermi in un seminario. Mio padre non voleva, e così sono scappato di casa. Mi ricordo che avevo bisogno di parecchie cose, mia sorella si stava per sposare, e ha dovuto tagliare le sue lenzuola… in mille modi mi hanno aiutato per entrare in seminario. All’età di 15 anni ho ricevuto gli abiti religiosi. Mi sentivo molto felice, perché non conoscevo il mondo, non conoscevo il peccato ancora, e non conoscevo profondamente quello che era la mia religione! Vivevo in una vita artificiale…

Dal nord Italia mi mandarono a studiare a Roma. Io desideravo giungere a quella città. Avevano detto che era la città eterna, la città santa. Io desideravo giungere in quel posto. Benché dopo qualche anno ho dovuto scappare da Roma. E’ la città pagana, la città idolatra, la città della menzogna, la città dei ladri. Però quando sono giunto là avevo questo panorama davanti a me. E incominciai a crescere negli studi, però ho incominciato a sentire che c’era qualcosa che mi faceva essere triste: sentivo un vuoto dentro di me. Allora incominciai a pregare di più, incominciai a rinnovare le mie devozioni, incominciai a approfondire la religione. Però, più facevo tutte quelle pratiche religiose, più mi sentivo vuoto. Mi accorsi che non avevo la pace. Mi accorsi che il carico dei miei peccati era ancora su di me, benché mi confessavo tutti i giorni.

Allora giunsi a una tremenda realtà. Non sapevo cosa fare, non volevo parlarne nemmeno con i miei superiori. Un giorno però, mi decisi ad andare a loro, e feci loro qualche domanda. Allora mi dissero: “devi recitare cinquanta Ave Maria, devi recitare cento Padre Nostro”, ma quando finivo, mi trovavo sempre peggio. E: “Devi leggere la vita di quel santo”. Molte volte non andavo in vacanza per leggere le biografie dei santi, per vedere se loro avevano trovato la risposta nella loro vita. Ma mi scontravo sempre con la triste realtà al finale di quelle biografie, quei santi erano nelle mie stesse condizioni, quei santi non trovarono la risposta ai loro problemi. E questo mi rendeva ancora più triste. Non sapevo cosa fare.

Giunsi al Vaticano. Era la prima volta che vedevo il papa. Mi sono detto: <<certamente quando il papa passa davanti a me, la sua benedizione giungerà al mio cuore, e mi aiuterà a uscire da questa situazione>>. In quel tempo era papa Pio XII. Vi sto parlando del 1950. Era l’anno santo. Ogni 25 anni c’è un anno santo, per me tutti gli anni sono santi, tutti i giorni! Alleluia! Perché la presenza del Signore è con noi. Anche questo è molto importante.

Quando un pastore chiese a uno degli ultimi papi: “quante volte nella sua vita ha sentito la presenza del Signore?”, lui ha risposto : “due volte: quando sono stato consacrato sacerdote, e quando mi hanno fatto papa”. Che miserabile.

Per me non è così, se io non sento la presenza del Signore ogni giorno, mi sento morire! Ed deve essere così per ogni cristiano, se non c’è la presenza di Dio non siamo niente! Siamo morti! Non c’è vita! Perché Lui è la vita!

E quando ero lì in quella grande chiesa di San Pietro… non so quanti l’hanno vista, San Pietro è una delle più grandi chiese del mondo. La basilica di San Pietro misura quasi un chilometro, 988 metri, e circa 500 di larghezza e 117 di altezza… è tremendo.

Quando mi trovavo in quella grande chiesa, era piena di gente, e Pio XII non veniva camminando, era portato da 12 principi, e lui era seduto nel suo trono, e sulla sua testa c’era la tiara. Sono 3 corone la tiara. La tiara classica sapete quanto pesa? Pesava 15 chili! Argento, oro e pietre preziose. Certo, lui muoveva la testa dentro perché era agganciata nella sedia! Se no sarebbe rimasto schiacciato. Però grazie al Signore che le tiare dei papi restano nel museo vaticano, ma noi abbiamo la corona incorruttibile di gloria, che né il fuoco, né i ladri, la possono rubare. Alleluia! (vedi 1Corinzi 9:25 Chiunque fa l’atleta è temperato in ogni cosa; e quelli lo fanno per ricevere una corona corruttibile; ma noi, per una incorruttibile.)

Vidi il papa che veniva in questa posizione, e credevo fermamente che lui era il vicario di Cristo. Voi sapete chi è il vicario di Cristo? (rispondono: “lo Spirito Santo”) Lo Spirito Santo. “Non vi lascio orfani, vado al Padre e pregherò”… e vi darà lo Spirito Santo, il vicario, colui che ci conduce a Dio, attraverso la santificazione (Giovanni 14:15-18). E io desideravo che il papa mi desse la benedizione. E quando lui veniva avanti, davanti a lui c’era un chierico che portava la croce. E guardavo la croce. Guardavo quel Cristo crocifisso con la corona di spine sulla sua testa, fu la prima volta che considerai il Cristo coronato di spine. Allo stesso tempo, credendo che il papa era il vicario di Cristo, mi sono detto: perché lui deve portare una corona così, se Cristo ha portato una corona di spine per amore nostro? Che significato ha?

E allora avevo la mia mano bene in alto, e aspettavo quella benedizione. Però quando il papa è venuto vicino, la mia mano non era più in alto. Già l’avevo abbassata, perché avevo visto quel contrasto. Cristo coronato di spine, e un uomo caricato di oro e argento. E dentro di me scese una grande tristezza. Incominciai a piangere. Corsi al seminario, e il mio superiore mi chiese: “hai avuto quell’esperienza che tu cercavi?” Io ho detto: “Non ho avuto niente”. Allora chiesi: “Perché? Perché tutte queste cose?” Allora disse: “Eh, è necessario. Dobbiamo gradire attraverso queste cose.” E’ per questo che dopo molte volte la celebrazione della messa, io restavo seduto lì nel banco, e molte volte piangevo senza sapere perché. E dicevo: “Signore, se ti sto servendo qui, perché non ti sento? Perché non ho nessuna esperienza dentro di me?”. E non avevo nessuna spiegazione.

Andai a confessarmi, e dissi al mio confessore: “Io vorrei che in questo momento io possa sentire il perdono dei miei peccati. Possa sentire la pace che lei mi sta offrendo”. Perché dopo la confessione lui mi diceva sempre “và in pace e non peccare più”. Però non arrivavo alla porta della chiesa che già non avevo più la pace, e sentivo ancora il peso dei miei peccati. Allora lo presi da parte e gli dissi “datemi questa pace che voi mi offrite. Datemi il perdono dei miei peccati”. E lui tristemente guardò in terra, abbassò i suoi occhi, e mi disse: “non posso dare quello che io non ho”. Io credevo di essere l’unica persona a vivere in quella condizione. Però vedevo che anche il mio superiore stava nelle stesse condizioni. E mi disse “vai dal vescovo, forse lui ti può aiutare”. E chiesi al vescovo se lui aveva la pace. Lui disse “si, ho pace dentro di me”. Ma forse aveva la pace ce l’aveva in tasca. Ho insistito, e allora tristemente anche lui non mi ha potuto guardare in viso; anche lui era nella stessa condizione. Quando uno di questi papi stava per morire, un pastore evangelico gli chiese se lui aveva la certezza della sua salvezza. Allora il papa rispose così: “Non ho nessuna certezza della mia salvezza, però sono certo che vado al purgatorio, tanto ho seicento milioni di cattolici che pregheranno per me, e io non passerò molto tempo dentro lì”. Gloria al Signore che noi abbiamo la certezza della salvezza! Quando Lui ci chiamerà, andremo alla casa del Padre! La riteniamo la nostra casa, dove Lui ci aspetta. E questo è molto importante, quello che Nicodemo non capiva, e quello che i religiosi non possono capire.

Allora, mi sentivo disperato, avevo finito i miei studi di filosofia. Invece di avvicinarmi a Dio mi avevano allontanato ancora di più! Incominciai gli studi di teologia… peggio ancora! Avevamo non so quante ore di teologia dogmatica di studio ogni settimana, e 1 sola ora alla settimana di studi della Bibbia. E solamente qualche parte della Bibbia, quello che ci conveniva…

Allora presi una decisione: se qui a Roma non trovo quello che la mia anima cerca… mi hanno consigliato anche altri, “devi chiuderti in un monastero; là, attraverso le penitenze potrai trovare la pace”. Allora ritornai al nord Italia, in un paese che si chiama Lovere, è provincia di Bergamo, su una montagna c’è un monastero. Entrai in quel monastero. Quando bussai alla porta, venne un monaco a ricevermi. Aveva una barba lunga e aveva un cappuccio in testa. Nemmeno mi ha guardato in faccia, e mi ha detto bruscamente: “cosa cerchi?”. Io ho detto: “vengo a cercare la pace, la serenità”. Certamente c’era la pace in quel posto. La pace esteriore, tanto che nemmeno i passeri ci andavano lì, perché era così triste quel posto! (ride) Però, mi dissero, “se tu resisti”, perché io ero magrolino, “puoi rimanere”. Allora suonò la campana, vennero tutti i frati del monastero, mi portarono in chiesa, e mi fecero sdraiare in terra davanti all’altare e mi coprirono con uno straccio nero, e accesero quattro candele. Era il simbolo che dovevo morire al mondo. Allora cominciarono a cantare il salmo 51. Io tremavo dalla paura sotto quello straccio! (ride) Era simbolo che dovevo morire. Quando mi alzai di lì, mi cambiarono gli abiti, mi cambiarono anche il nome. Mi misero il nome di Clementino. Non so dove l’hanno pescato! (ridono) Però non hanno potuto cambiare la condizione del mio cuore. Rimanevo nella stessa posizione.

E mi diedero due cose nelle mie mani: la disciplina e il cilicio. La disciplina è una catenella, finisce in sette catenelle… tre volte al giorno la usavamo, e la pelle diventava sempre più sensibile, perché lo stesso abito che usavamo sfregava sul corpo, era un continuo dolore, anche la pelle era molto sensibile. E quando c’era una tormenta dentro di me, io usavo la disciplina, mi chiudevo nella mia cella, e molte volte fino a essere bagnato di sangue, cercando la risposta nel mio cuore.

Il cilicio era una cintura con delle punte, era di ferro (vedi http://www.youtube.com/watch?v=wOCoR5DsFuM).

Non era fatta a misura, apparteneva agli altri monaci che erano morti… meno male che ero più magro… si usava sempre alle 12 della notte, e dovevamo alzarci e cantare il salterio in fila. E quando uno pregava doveva inclinarsi profondamente così. Allora quelle punte penetravano nella carne. Parecchi dei miei compagni sono morti di tetano, per infezione, per causa di quelle punte.

Un’altra cosa che mi dava fastidio era il cranio di un monaco morto… ci portavano all’ossario comune, perché i monaci quando morivano erano sepolti nella sabbia, senza mura. Allora poco tempo dopo restava lo scheletro pulito, ed erano portati in un solo posto. Quando i monaci entravano nel monastero, dovevano scegliere un cranio, e uno doveva portarlo sul tavolino dove studiava. E io avevo una paura tremenda! (ride) Principalmente di notte… dovevo coprirlo con uno straccio perché mi spaventava! E peggio ancora, non avevamo la luce elettrica dentro nella cella, e la paura era ancora più grande…

Quando mi trovavo nel monastero è morto anche mio padre. In queste occasioni ci avvisavano semplicemente così: “pregate perché il papà di uno di voi è morto”. Uno si chiedeva sarà mio padre, sarà mio padre? E questo era tremendo. L’ho saputo solo dopo che era mio padre che era morto. Ero a pochi chilometri dal mio paese. Lui mi chiamò fino all’ultimo momento, ma non mi hanno permesso di giungere là. Benché la legge di Dio dice “onora tuo padre e tua madre”, la religione mi diceva di odiare, di odiare mio padre e mia madre, infatti c’era già un odio tremendo dentro di me.

Nell’anno ‘59 vennero i miei zii che vivevano in Argentina e chiesero all’arcivescovo di Milano, che dopo fu Paolo VI, dove mi trovavo perché avevano bisogno di un missionario là. Loro dissero “abbiamo bisogno, dovete mandarlo con noi”. Però [la risposta fu] “non può uscire dal monastero, è impossibile!” Io avevo preso i voti solenni. Ero considerato come un morto. Risultavo morto nel registro civile del mio paese. Quando ho dovuto fare il passaporto, mi hanno detto “ma se lei è morto!”. Ho dovuto portare mio fratello e mia sorella per dare testimonianza che ero della famiglia. Grazie al Signore che le mie ossa non sono rimaste nel monastero. Il Signore mi ha tirato fuori in tempo. Chiesero il permesso al Vaticano e mi tolsero dal monastero. Io mi chiesi: “dove vado adesso, se per me l’unica speranza era il monastero? Ma il Signore aveva preparato qualche cosa di meglio.

Mi preparai per andare in Argentina, il giorno stesso che partii per l’Argentina non avevo i soldi sufficienti per pagare il mio biglietto della nave. Però avevo fiducia che il Signore mi aiutava. Mia mamma mi disse, “io sono contento che tu vada, se è per il bene della tua anima”. Mi dispiaceva lasciarla sola. Però quella stessa mattina venne una donna e mi portò un libro, e dentro c’era una busta e c’erano i soldi che avevo bisogno per pagare il mio biglietto. Mi mancavano 30.000 lire, e lì c’erano 30.000 lire. Nessuno lo sapeva, fuorchè uno solo, Colui che mi stava chiamando. Allora partii contento per l’Argentina. E per due anni ho lavorato come missionario cattolico in Argentina.

Però vedevo che non potevo fare niente per i poveri Indios. Materialmente potevo aiutarli, ma spiritualmente non potevo fare niente. Io non potevo dare a loro quello che non avevo. E l’uniche cose che davo loro erano una stampa, una medaglia, un poco d’acqua benedetta, e se volevano qualcosa di più, dovevano pagare.

Però un giorno, stavo andando a una piccola chiesetta che c’è su una montagna, andavo là tutti i giorni, benchè sapessi che non avrei trovato niente dovevo dare il buon esempio. A metà strada, giusto dove noi oggi abbiamo la nostra missione centrale, mi trovai con un Indios, egli mi venne incontro e mi salutò. Era molto sorridente, mentre io avevo una faccia triste e severa, ero sempre arrabbiato, avevo un carattere tremendo. Il Signore deve cambiare anche il nostro carattere. Deve cambiare anche il nostro carattere. Deve cambiare il nostro carattere! E questo è parte nella nuova nascita! Alleluia.

E quando venne a salutarmi, io non lo conoscevo, però mi disse: “Che cerca in quel posto?”. Mi vergognavo a rispondere; sapevo che non trovavo niente. Però lui mi citò un verso della Bibbia: “Perché cercate fra i morti Colui che vive?”. egli in realtà cercava di dirmi questo: “che cerchi in quel posto, perché cerchi fra le cose morte Colui che vive?

Egli mi disse ancora: “Io so che tu cerchi la pace. C’è un solo posto dove trovarla.” Io dissi: “Che ne sai tu, povero Indios ignorante?”. Io avevo tanti libri in testa, anche se avevo un cuore vuoto. Lui mi disse: “C’è un solo posto”. Ma se il Cristo io ce l’ho qui, sul petto… avevo una croce. Ce l’ho grande, una statua in chiesa… ho l’eucarestia… ce l’ho il Cristo! Allora lui mi disse così: “Io voglio dirti di un Cristo vivo, un Cristo che ti può aiutare, un Cristo che può cambiare la tua posizione”. Io non capivo quello che lui mi diceva. E lui disse, “Questa sera vieni da noi, e pregheremo per te”. Io dissi: “Pregare per me?” Ma io non mi sentivo peccatore! Ero io che confessavo i peccati degli altri!!!

Giunse la sera, il 24 giugno del 1961… è inverno nella Patagonia, stava nevicando. Alzai la mia sottana, era scuro di notte, e cominciai a correre, e come Nicodemo giunsi di notte, di nascosto, avevo paura che gli altri mi vedessero. Entrai in quella piccola chiesa, non c’era luce elettrica, non c’era nemmeno pavimento, era terra, ma c’era un piccolo gruppo di cristiani che pregavano. Io incominciai a ascoltare quelle preghiere. Tutto era nuovo per me. Io dicevo, “Che belle preghiere. Dove saranno scritte?” (ride). Volevo cercarle nel mio libro. Ero abituato a ripetere quello che gli altri hanno scritto. Quando hanno finito di pregare, il Signore mi diede la prima lezione. Tornai alla chiesa cattolica, e per molti mesi celebravo messa nella chiesa cattolica, però andavo anche al culto evangelico. A prima vista poteva sembrare che stavo cambiando religione, ma non era così, io dovevo arrendere il mio cuore al Signore!!. Mi sentivo felice quando ero lì al culto; però avevo i miei obblighi nella chiesa romana.

Il 31 ottobre del ’61, io mi trovai davanti alla chiesa cattolica, erano le 5 del pomeriggio. Allo stesso tempo i fratelli [evangelici] lodavano il Signore nella chiesa.

Dovevo celebrare una processione là nella chiesa cattolica, ero molto arrabbiato perché non potevo andare là! Ero lì davanti alla chiesa romana, c’era il vescovo presente, e c’era presente quasi tutta la città. Allora il vescovo disse, “incomincia la processione”. Io avevo gli abiti sul mio braccio, ma anche la mia Bibbia nelle mani. Volevo correre là. Però dovevo fare quella processione. Il vescovo disse, “incomincia la processione”. Però io non volevo muovere un solo passo in più perché sentivo che era giunto il momento della mia decisione. Il vescovo incominciò a urlare e a sgridarmi, “dai comincia la processione!”, allora in quello stesso istante sentii una voce che parlò dentro di me, e mi disse così: “A che serve che tu faccia questa processione, a che serve che gridi “viva Cristo re”, se Io non regno ancora nel tuo cuore?”. Risposi al Signore, in quell’istante: “Signore vieni e regna nel mio cuore!”, fu in quel preciso momento che finalmente cominciai a sentire la Sua presenza. Il vescovo mi spinse un’altra volta: “incomincia la processione!”. Ma la processione era già incominciata, era quella dentro di me, alleluia! Mi tolsi gli abiti, li tirai al vescovo, e cominciai a correre verso la chiesetta evangelica. Dietro di me il vescovo mandò il popolo cattolico, ma essendo abbastanza magro correvo forte!! (ride). Entrai in quel piccolo posto, passai fino lì davanti, perché sempre mi sedevo là prima. Il fratello predicava sul figlio prodigo. Mi sentii come un figlio prodigo, e in quello stesso istante piegai le mie ginocchia, e accettai Gesù come mio Salvatore, e sentii la Sua presenza, sentii la nuova nascita dentro di me. In parole non potrei spiegare quello che ho sentito in quel momento, però fu una cosa gloriosa. E se fino a quell’istante mi ero sentito prete della chiesa romana, da quell’istante sentii che ero un vero sacerdote di Gesù Cristo. Non era facile per me. Molte cose mi legavano. Però i fratelli allora mi presero, contenti lodavano il Signore, e lì fuori c’era il popolo cattolico che mi aspettava, la processione infatti non cominciò mai e da quel momento non si fece più nessuna processione. Forse hanno paura che un altro sacerdote sia salvato (ride).

I fratelli mi portarono vicino a un fiume… acqua abbastanza fredda, acqua che viene dalla neve che si scoglie… e mi portarono lì nell’acqua, e ho detto, “cosa fanno adesso?” Io credevo che dovevo morire lì! (ride)… meglio morire lì nell’acqua che morire per mano dei cattolici, perché erano lì che mi aspettavano! Allora mi immersero nell’acqua [per il battesimo], e i miei occhi si aprirono alla verità.

Non fu facile per me; la polizia mi buttò fuori dalla città lo stesso giorno, e ho dovuto camminare quasi 100 chilometri, alla frontiera con il Cile, sotto un albero, quella fu la mia prima chiesa, la mia prima casa, la mia prima congregazione, perché non avevo niente materialmente parlando, però avevo tutto, e da quell’istante la presenza e la gloria del Signore è stata sulla mia vita. Adesso già abbiamo 18 posti dove predichiamo la parola del Signore. Abbiamo comunità di 600-800 membri. Il Signore veramente ci sta aiutando. In molti paesi dove c’era la chiesa cattolica, sono andati via.

Desidero ora parlarvi dell’ultima missione soltanto, cercherò di essere breve, qualche minuto soltanto:

C’era una monaca che dominava un paese. Dominava le autorità di un paese, e noi era da 14 anni che volevano giungere in quel posto, e stavamo pregando il Signore. Avevamo delle comunità tutt’intorno lì, meno che in quel paese. Allora i giovani della mia comunità, loro vanno tutti i sabati ad annunciare il Vangelo ai villaggi, sono giunti da quel paese a un’altra missione, sono 25 chilometri. Incominciarono a guadagnare al Signore famiglia dopo famiglia, e quando la monaca se ne rese conto, già mezzo paese era convertito al Signore! Abbiamo già costruito un locale di culto più o meno come questo, quest’anno, però quando sono tornato nel mese di giugno, già quel posto era pieno! Non ci stava più la gente, ne abbiamo dovuto costruire un altro vicino. Adesso ci sono 300 persone che si stanno preparando per il battesimo. A dicembre inauguriamo il nuovo locale, e celebriamo anche il battesimo. E’ così anche in altri villaggi. Ci stanno chiamando dappertutto per ascoltare la parola del Signore. Ho un programma alla radio, che giunge in molti posti, e molte persone si convertono al Signore, e lì nasce una nuova comunità. Ringraziamo il Signore per questo.

Non è stato facile. Sono stato avvelenato due volte, ma il Signore mi ha liberato. Un’altra volta sono stato pugnalato, ho perso molto sangue, mi trovavo in un posto lontano del paese. Non ho denunciato quella persona, era un cattolico che era stato un mio alunno quando ero prete, ma lui non poteva capire perché avevo abbandonato la chiesa romana. Però lo affidai nelle mani del Signore. Dopo qualche anno dovevo costruire la cappella d’Eschel, che è grande, 11 per 42, però non avevo i mattoni, avevo bisogno di venticinquemila mattoni per costruire, e non avevo un soldo in tasca. Allora una persona passò con il suo camion davanti a noi, si fermò e mi chiese cosa pensavo di fare. Io ho detto “voglio costruire un edificio, una chiesa”. Lui dice: “hai i mattoni?” “No”. “Hai i soldi per pagarli?” “No, non ho nemmeno quelli” (ride). E non mi disse più niente. Io andai a visitare un’altra missione, e quando tornai trovai 25000 mattoni! Quell’uomo costruiva mattoni, li fabbricava, e donò quei venticinquemila mattoni. Il Signore veramente ha guadagnato il suo cuore. Il Signore è buono. Pregate per questo.

Noi in Patagonia abbiamo avuto il 3000% di inflazione quest’anno. Ci sono operai che guadagnano 25 dollari al mese, eppure è un’opera in crescita, adesso abbiamo cinque cappelle in costruzione. Stiamo per costruire una scuola dove insegniamo a lavorare e quello che è scritto nella Bibbia. Vengono dai campi, non sanno fare nessun lavoro, l’unico è andare a cavallo. Desidero invitarvi in Patagonia affinché potete aiutarci nell’opera del Signore.

La domenica devo fare quasi 600 chilometri. Lascio un gruppo in un paese, un altro in un altro paese, vado a celebrare il culto in un paese dove ci sono parecchie comunità, e torno verso sera per celebrare il culto nella mia comunità. Le strade sono molto difficili, molte volte dobbiamo attraversare anche dei fiumi. Prima lo facevo a piedi, quando non avevo la macchina… in pieno inverno, con l’acqua fino alla cintura. Con neve ai lati del fiume, però con il desiderio di predicare la parola di Dio. L’ambiente della Patagonia è un posto molto inospitale, per il vento forte, per le grandi distanze… sono 3000 chilometri di lungo, e quasi tutto deserto; ci sono parecchi villaggi, di pastori, di caprai, però con desiderio di conoscere la parola del Signore. Aiutateci nella vostra preghiera, e ricordatevi ogni tanto di noi.

E se desiderate venire a trovarci, venite nell’estate là, in dicembre, gennaio, febbraio e marzo, sono i mesi tollerabili. Però in febbraio abbiamo il congresso dei giovani; sono centinaia e centinaia di giovani, che si riuniscono lì all’aria aperta in un bosco nella Cordigliera delle Ande, un posto molto bello per ricevere il consiglio della parola del Signore. La prima settimana di marzo abbiamo il nostro raduno, vengono tutti i nostri fratelli, e tutti quelli che servono il Signore; abbiamo fatto abbastanza letti, benché ci mancano parecchi materassi ancora (ride). Costa 25 dollari un materasso là; un sacco di farina costa quasi 15 dollari là. Pregate affinché il Signore ci possa aiutare.

Alleluia.

Se senti che qualcosa ti lega ancora, vieni, Dio vuole operare questo miracolo. Non dubitare un solo istante, credi solamente. Lui può aiutarti, come ha aiutato Nicodemo. E come ha aiutato me. Come ha aiutato molti che sono qui presenti, Lui vuole aiutare anche te.

Pubblicato in Risposte ai cattolici di buona volontà, Testimonianze di vite trasformate | Contrassegnato da tag conversione, giovanni battista treccani, Nuova nascita, paolo VI | 4 Commenti

4 Risposte

  1. su 8 Luglio 2008 a 7:50 Marco Nappo

    Qualcuno mi ha chiesto di commentare questa testimonianza, in realtà non c’è molto da commentare. E’ la sua esperienza personale, i suoi pensieri, i modi con i quali lui li ha vissuti, ma soprattutto il suo percorso che lo ha portato a Dio.
    Non ha raccontato opinioni sulle quali si può essere d’accordo o meno, ma le sue esperienze, fermo restando che lui dica la verità, e io credo non avrebbe nessun motivo per non dirla.
    Certo, nei confronti di chi frequenta una chiesa cattolica è stato forse duro, ma dalle sue parole e dalla vita che conduce si capisce chiaramente che lo spirito che lo guida non è certo di odio verso un altra religione, ma di desiderio di testimoniare agli altri la verità, anche se questa è contraria alla dottrina o ai modi di pensare tipici della religione cattolica.

    Dio vi benedica grandemente!

    P.S: Un modo per comunicare con gli altri si trova sempre anche se questo che ho trovato per risponderti non è proprio il massimo!


  2. su 9 Agosto 2008 a 1:13 Anonimo

    CHE DELUSIONE..ABBANDONARE LA CHIESA CATTOLICA….RINUNCIARE ALL’EUCARISTIA…


  3. su 26 Agosto 2008 a 10:17 Marco Nappo

    E dove ha scritto che ha rinunciato all’eucarestia? Io non sono cattolico, ad esempio, eppure non vi ho rinunciato.
    La frase più bella di tutta la sua testimonianza che mi ha colpito è stata quella del prete dal quale va a confessarsi che quando gli ha chiesto di dargli la pace gli ha risposto: “non posso dare quello che io non ho”
    Quest’uomo ha avuto la pace che stava cercando e non l’ha avuta tramite l’ecaurestia nè tramite nessun altro uomo o organizzazione religiosa, l’ha avuta direttamente da Gesù, l’unico che è capace di darla:

    Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti. (Giovanni 14:27)

    Quella pace se un giorno la sperimenterai comprenderai che viene da Dio e chiunque goda di quella pace che Dio ha dato anche a me di goderne, continuerò a chiamarlo fratello!

    Dio ti benedica!


  4. su 10 Novembre 2008 a 12:15 Angela D.

    Il mio intervento non vuole nè essere una giustificazione, nè una condanna ai Cattolici.
    Io stessa sono nata e cresciuta di tradizione cattolica, ma non mi sento tale.
    Mi sento Cristiana e vado pure a messa ogni settimana e partecipo al “rito” eucaristico tutte le settimane. Vivo l’Eucarestia come un momento di comunione col Signore…
    Adesso rispondo ad “Anonimo” che dice testuali parole:”CHE DELUSIONE..ABBANDONARE LA CHIESA CATTOLICA….RINUNCIARE ALL’EUCARISTIA…”. Questo stupore mi incuriosisce molto…Trovo che ci sia qualcosa che non va nel tuo rammarico…Per arrivare al dunque vorrei premettere che tutte le settimane la mia Chiesa del mio paese è “gremita” di gente…Cosa va a fare a messa un Cattolico? Va per assistere alla celebrazione del rito eucaristico principalmente…E’ la parte essenziale e più importante di tutta la messa. Si entra in comunione col Signore…si chiede perdono dei propri peccati e tante altre belle cosine. Eppure in quella chiesa gremita, al momento della Comunione riesco forse a contare una cinquantina di persone che si mettono in coda…E gli altri cosa sono andati a fare a messa? Eppure son Cattolici…non han mica abbandonato la Chiesa Cattolica…non han mica apertamente rinunciato all’Eucarestia…eppure son lì belli seduti sulle loro panche in silenzio…magari pregano…magari pensano che stasera gioca la Juventus e bisogna correre subito a casa…
    Poi c’è qualcun altro che la comunione l’ha fatta ed anzichè mettersi a pregare per “accogliere” il Signore, per chiedere il perdono per i propri peccati, con ancora in bocca l’ostia, comincia a chiaccherare col vicino…col rischio che l’ostia gli vada pure per traverso! E questo che senso ha??? Beh…però è ancora un Cattolico vuoi mettere? Mica ha rinunciato all’Eucarestia! Mica ha cambiato religione!
    E poi ci sono i Cattolici veri Cristiani (io personalmente non ne conosco e spero, caro “Anonimo”, che tu sia fra questi) e su di loro non ho assolutamente da dire nulla! E cosa dovrei dire? Io non giustifico, nè condanno nessuno…ma chiunque si definisce in un modo deve, perlomeno, essere coerente con se stesso e gli altri e comportarsi come tale! Il Cattolico non è solo Cattolico, ma principalmente Cristiano…non c’è altro da dire…Non è che se uno è Cattolico è più “figo” perchè il Cattolicesimo è stato, fino a poco tempo fa, addirittura religione di Stato…
    Allora io preferisco un Giovanni Battista che ha capito che tutto ciò che faceva (perchè gli era imposto come “giusto”) era in realtà privo di qualunque senso per lui. Attenzione sottolineo “privo di senso PER LUI” perchè se chiunque altro faccia quelle stesse cose perchè ci crede e così facendo sente la presenza del Signore ben venga! Giovanni Battista ha rimesso in discussione tutto…è rinato nel Signore, cosa che la Chiesa Cattolica non gli aveva permesso, ed allora perchè scandalizzarsi? Meglio vedere un Cattolico triste, vuoto, che vive senza senso oppure un ex Cattolico che è rinato?
    Io, in questo momento, mi trovo in una condizione molto simile a quella di Giovanni Battista…Non mi considero Cattolica anche se quel tipo di tradizione e cultura mi tiene ancora “legata” in qualche modo…mi sento come una rondine in gabbia perchè quel tipo di cultura condiziona ancora notevolmente il mio modo di pensare e di agire soprattutto nei rapporti umani all’interno della mia Famiglia e delle mie amicizie…
    Tutti loro (familiari ed amici) sono Cattolici eppure non vanno nemmeno a messa…forse a Natale sì che ci vanno (perchè prima di giocare a tombola si va a messa!) eppure se parlo loro di Dio mi guardano male perchè pensano che forse sto impazzendo o forse sto cambiando religione…e questo fa loro tremendamente paura (non capisco il perchè). Ma io non sto cambiando religione…perchè io non appartengo a nessuna religione. Nessuna religione mi dirà cosa devo fare…Io farò quello che il Signore mi consiglierà di fare…e sarò ben lieta di farlo!
    Questo, per me, è un periodo di “transizione” particolarmente difficile…Come persona sono cambiata e notevolmente migliorata…ho raggiunto una serenità ed una pace (personali) mai avute prima…Peccato solo che nessuno crede che sia stato Dio ad operare in me in questo modo…Pensano che stia “frequentando” le compagnie sbagliate che mi stanno portando verso altri “credo”…Tutte sciocchezze. Semplicemente molti Cattolici (quelli con cui ho a che fare io) non sono in grado di ascoltare e di cogliere il bello della Fede…vivono la Fede in maniera fredda, anzi non la vivono proprio…E per paura di perdere le proprie “certezze” si limitano nei gesti, nei pensieri e nelle preghiere perchè piuttosto che vivere un momento di transizione particolarmente difficile son disposti a rifiutare di ascoltare cosa Dio ha realmente da dire a loro…
    Io prego innanzitutto per me affinchè Dio mi dia la forza che ha avuto Giovanni Battista per liberarmi da “quel non so cosa” che ancora mi trattiene dall’arrendermi completamente al Signore e prego per i miei familiari e per tutti coloro (Cattolici o no) che sono legati a delle tradizioni ed a dei riti che molto probabilmente non li porteranno da nessuna parte…tantomeno ad avvicinarsi a Dio!



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