ll termine martire (dal greco μάρτυς – testimone) indica colui che ha testimoniato la propria fede o ideale nonostante le persecuzioni. Originariamente diffuso in ambito religioso, dove indica chi arriva fino alla perdita della vita pur di non abiurare la propria fede.
Ci sono stati molti martiri nella storia, e non tutti lo furono per amore di Cristo.
Mi viene in mente Jan Palach, uno studente universitario di filosofia che il i19 gennaio 1969 si è dato fuoco in Piazza di San Venceslao (Václavské náměstí [?]) a Praga in segno di protesta contro l’oppressione socioculturale perpetrata dall’Unione Sovietica.
Non possiamo quindi dire che solo il cristiano è disposto a morire per la propria fede e porre su queste basi una superiorità della nostra fede rispetto alle altre.
Tra i martiri della storia mi sento di citare innanzitutto il primo martire di cui parla la bibbia in atti ed è stefano:
8 Ora Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo. 9 Ma alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenei, degli Alessandrini, di quelli di Cilicia e d’Asia, si misero a discutere con Stefano; 10 e non potevano resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava. 11 Allora istigarono degli uomini che dissero: «Noi lo abbiamo udito mentre pronunciava parole di bestemmia contro Mosè e contro Dio». 12 Essi misero in agitazione il popolo, gli anziani, gli scribi; e, venutigli addosso, lo afferrarono e lo condussero al sinedrio; 13 e presentarono dei falsi testimoni, che dicevano: «Quest’uomo non cessa di proferire parole contro il luogo santo e contro la legge. 14 Infatti lo abbiamo udito affermare che quel Nazareno, Gesù, distruggerà questo luogo e cambierà gli usi che Mosè ci ha tramandati».
15 E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissati gli occhi su di lui, videro il suo viso simile a quello di un angelo. (Atti 6)
1 Il sommo sacerdote disse: «Le cose stanno proprio così?»
2 Egli rispose: …
51 «Gente di collo duro e incirconcisa di cuore e d’orecchi, voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo; come fecero i vostri padri, così fate anche voi. 52 Quale dei profeti non perseguitarono i vostri padri? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti i traditori e gli uccisori; 53 voi, che avete ricevuto la legge promulgata dagli angeli, e non l’avete osservata».
54 Essi, udendo queste cose, fremevano di rabbia in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui. 55 Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissati gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra, 56 e disse: «Ecco, io vedo i cieli aperti, e il Figlio dell’uomo in piedi alla destra di Dio». 57 Ma essi, gettando grida altissime, si turarono gli orecchi e si avventarono tutti insieme sopra di lui; 58 e, cacciatolo fuori dalla città, lo lapidarono. I testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. 59 E lapidarono Stefano che invocava Gesù e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». 60 Poi, messosi in ginocchio, gridò ad alta voce: «Signore, non imputar loro questo peccato». E detto questo si addormentò. (Atti 6)
Tramite questo racconto possiamo già notare alcune caratteristiche che contraddistinguono il martire cristiano dai martiri per altre fedi e cioè l’amore con cui lo fa e la capacità che ha (impossibile umanamente parlando) di perdonare coloro che lo stavano uccidendo. Egli accetta di morire, e lo fa con gioia, una gioia che non è umana ma divina, quanti martiri di altre fedi morirono perdonando e con gioia? Solo Dio è capace di farci provare tutto questo.
A proposito di Jan Palach Paolo stesso dirà:
Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo a essere arso, e non avessi amore, non mi gioverebbe a niente. (1° Corinzi 13:3)
In seguito i cristiani furono ancora aspramente perseguitati li chiamavano quelli della nuova via, e da notare che Paolo stesso fu uno di quelli che perseguitò i cristiani, era presente quando lapidarono stefano e quando cadde da cavallo stava andando a perseguitarne altri:
1 Or Saulo, tuttora spirante minaccia e strage contro i discepoli del Signore, venne al sommo sacerdote, 2 e gli chiese delle lettere per le sinagoghe di Damasco, affinché, se ne trovasse di quelli che seguivano la nuova via, uomini e donne, li potesse menar legati a Gerusalemme. 3 E mentre era in cammino, avvenne che, avvicinandosi a Damasco, di subito una luce dal cielo gli sfolgorò d’intorno (Atti 9)
Paolo probabilmente fu toccato dalle testimonianza di questi cristiani (martiri) che erano disposti a patire fino a morire per cristo.
Tanto è vero che Gesù stesso gli disse:
4 e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». 5 Rispose: «Chi sei, o Signore?». E la voce: «Io sono Gesù, che tu perseguiti! (Atti 9)
La morte dei martiri per altre fedi non produsse nessun frutto, morti loro morto quello in cui credevano, la morte dei martiri di Cristo produsse fede in molte persone che videro non tanto che erano disposti a morire ma in che modo morivano, un esempio è Paolo ma ce ne sono stati molti altri, come la stessa storia con tertulliano ci testimonia:
Tertulliano di Cartagine ( 155-220 ca. ) , apologista, polemista, teologo e moralista, il quale dimostra l ‘ingiustizia delle persecuzioni e l’assurdità delle accuse contro i cristiani, e come stragi e calunnie ottengono l’effetto contrario. Sua è la famosa frase sanguis semen cristianorum, il sangue è semente di cristiani.
Il sangue dei martiri produce ancora più cristiani come un seme che muore e porta un frutto con altri semi. Così fu per molti anni soprattutto nei primi secoli durante i quali i cristiani con nerone e simili furono perseguitati.
La persecuzione che avrebbe dovuto disperdeli e annientarli li fece invece moltiplicare e prosperare.
La storia ci fa comprendere come, per assurdo, i cristiani erano più ferventi quando erano perseguitati che ora che posso esercitare liberamente la propria fede.
Infatti la loro fede era molto spesso provata non c’erano, come ora, cristiani nominali o cristiani non praticanti perchè chi era cristiano sapeva che per la sua fede avrebbe potuto anche morire.
Con questo non voglio dire che si stava meglio, ma solo incoraggiare tutti i cristiani, proprio perchè c’è libertà, a non avere vergogna di essere testimoni (martiri) di Cristo, perché Lui ne è degno.
Le persone non si vergognano di urlare negli stadi per un squadra di calcio o per il proprio cantante preferito, e questi lo fanno per soldi, perché io mi dovrei vergognare di proclamare Cristo, che non mi vuole per soldi, ma per amore?
Gesù disse:
Perché se uno si sarà vergognato di me e delle mie parole in questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui quando verrà nella gloria del Padre suo con i santi angeli». (Marco 8:38)
Ma se oggi, perlomeno nella nostra società, non siamo chiamati a morire fisicamente per la nostra fede, in che senso dobbiamo essere martiri e cioè disposti a morire per Cristo?
Quello che Gesù ci chiede non è necessariamente morire fisicamente, che per certi versi è anche più semplice, ma di morire a noi stessi:
Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la propria vita per amor mio, la salverà. (Luca 9:24)
Chi ama la sua vita, la perde, e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà in vita eterna. (Giovanni 12:25)
Solo se faremo morire il nostro Io per dare spazio a Dio, e alla Sua volontà nella nostra vita, potremo portare frutto:
In verità, in verità vi dico che se il granello di frumento caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto. (Giovanni 12:24)
Infatti proprio questo è il significato spirituale del battesimo (immersione), veniamo immersi nell’acqua e simbolicamente nell’acqua lasciamo il vecchio uomo, il nostro vecchio io, la nostra volontà, per poi uscire dall’acqua e, simbolicamente, e si spera anche praticamente risorgere a NUOVA VITA, dove non la mia, ma la Tua volontà sia fatta.
4 Nicodemo gli disse: «Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?» 5 Gesù rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. 6 Quello che è nato dalla carne, è carne; e quello che è nato dallo Spirito, è spirito. 7 Non ti meravigliare se ti ho detto: “Bisogna che nasciate di nuovo”. 8 Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito». (Giovanni 3)
1 Che diremo dunque? Rimarremo forse nel peccato affinché la grazia abbondi? 2 No di certo! Noi che siamo morti al peccato, come vivremmo ancora in esso?
3 O ignorate forse che tutti noi, che siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? 4 Siamo dunque stati sepolti con lui mediante il battesimo nella sua morte, affinché, come Cristo è stato risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita. 5 Perché se siamo stati totalmente uniti a lui in una morte simile alla sua, lo saremo anche in una risurrezione simile alla sua. 6 Sappiamo infatti che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui affinché il corpo del peccato fosse annullato e noi non serviamo più al peccato; 7 infatti colui che è morto, è libero dal peccato. 8 Ora, se siamo morti con Cristo, crediamo pure che vivremo con lui, 9 sapendo che Cristo, risuscitato dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. 10 Poiché il suo morire fu un morire al peccato, una volta per sempre; ma il suo vivere è un vivere a Dio. 11 Così anche voi fate conto di essere morti al peccato, ma viventi a Dio, in Cristo Gesù.
12 Non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale per ubbidire alle sue concupiscenze; 13 e non prestate le vostre membra al peccato, come strumenti d’iniquità; ma presentate voi stessi a Dio, come di morti fatti viventi, e le vostre membra come strumenti di giustizia a Dio;
14 infatti il peccato non avrà più potere su di voi; perché non siete sotto la legge ma sotto la grazia. (Romani 6)

